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«Come vorrei una Chiesa più vicina alla gente»

Il rapporto con la Parola di Dio, la preghiera, i giovani, le donne, le persone omosessuali: Francesco si racconta ai lettori di Credere. Un'imperdibile occasione per leggere l'intervista completa al Papa, un omaggio speciale per i lettori delle nostre riviste

Varcare il portone di Sant’Anna e salire le scale del Palazzo apostolico per incontrare papa Francesco, che a sorpresa mi ha chiamato due giorni prima per concedere l’intervista a Credere, è una grande emozione, non lo nascondo. Trovarsi faccia a faccia con il Santo Padre non è cosa da tutti i giorni. Arrivo un po’ emozionato, pensando a come salutarlo e come iniziare, ma bastano il suo saluto, affabile e semplice insieme, a stemperare la tensione e a mettermi subito a mio agio. Mi viene in mente una frase di sant’Agostino che riflette sul suo rapporto con i fedeli: «Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano».

Ho la sensazione che le due dimensioni convivano serenamente nel Vescovo di Roma che “si porge” in modo così fraterno. Un pastore memore della sua appartenenza e vicinanza al popolo di Dio. Il cui contatto tanto gli manca, come ci confiderà nell’intenso colloquio che ha dedicato a Credere.

Santità, qual è il suo personaggio “del cuore” tra quelli del Vangelo, quello con cui si identifica di più e a cui ritorna spesso?

«Non ce n’è uno solo, ce ne sono diversi che mi piacciono tanto. Uno è Lazzaro, perché era morto ed è stato risuscitato. Questo mi fa pensare alla mia vita di conversione, a come il Signore mi ha tolto dalla tomba. Un altro personaggio è…»

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